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Press Review

09 • 09 • 2019
Montalcino news

Le iscrizioni sono “schizzate” ad oltre 800. Manca ormai un mese a uno dei grandi eventi della mountain bike italiana, la Granfondo del Brunello e della Val d’Orcia marathon edition giunta all’edizione n.30. Il Team Orso on Bike ha preparato questo storico evento da oltre due anni, con molte iniziative collaterali, non soltanto sportive. Si parte con la cronoscalata a Rocca d’Orcia di venerdì 11 ottobre che aprirà la tre giorni di eventi. Il sabato mattina appuntamento con la facile passeggiata in bici con visita alle cantine Ciacci Piccolomini. La simbolica quota di iscrizione sarà interamente devoluta alla ricerca contro il cancro fondazione Umberto Veronesi. Nel pomeriggio apertura delle ultime iscrizioni al Teatro degli Astrusi e alle ore 15.30 la nuova escursione aperta esclusivamente alle ebike, guidata dalle Lady Bike, in giro per le vigne del Brunello, con sosta e visita alla cantine Caprili. Il tutto per circa 35 km, qui sarà inoltre possibile testare in anteprima le novità proposte dalla Ebikego.it. Verrà allestita una grande zona expo, non solo adibita al mondo della bike, ma con un corner dei sapori con la migliore gastronomia della Toscana, della Val d’Orcia e di Montalcino. Alla sera possibilità per tutti, accompagnatori compresi, di cene convenzionate nei caratteristici quattro quartieri di Montalcino. Alla domenica la Granfondo Marathon Edition: 3 percorsi per tutte le tasche, inclusi esordienti e allievi, e la possibilità di partecipare sul percorso classic con le ebike. La “Classicissima” sarà la prova conclusiva dell’Umbria Tuscany MTB, del Mountain Bike Tour Toscana e del Prestigio MTB e farà parte della combinata Docg con la Conquistadores Cup di Porto Azzurro in programma la domenica successiva. Tra le novità la nuova location di partenza, di arrivo, il doppio speaker: infatti oltre al confermatissimo Tiziano de Cristoforo, ci sarà la storica voce della granfondo del Brunello, Fabio Cecchi e altre piccole grandi sorprese da scoprire in questo week end d’autunno.

14 • 08 • 2019
Montalcino news

Saranno 15 i produttori di Brunello invitati alla prestigiosa “New York Wine Experience” firmata Wine Spectator, uno degli appuntamenti del vino più importanti e attesi negli Stati Uniti, mercato n. 1 del vino mondiale ed italiano, di scena dal 17 al 19 ottobre nella Grande Mela. L’attenzione in particolare andrà, i primi due giorni, al Critics’ Choice Grand Tasting, dove parteciperanno 11 cantine di Montalcino (Altesino, Banfi, Biondi Santi, Carpineto, Casanova di Neri, Ciacci Piccolomini d’Aragona, Fattoria dei Barbi, Fuligni, Il Poggione, Siro Pacenti e Valdicava) a cui si aggiungono 4 produttori di Brunello: Gaja, Antinori, Frescobaldi e Allegrini. In tutto sono 57 le cantine italiane selezionate, con molti dei nomi più importanti del Belpaese, il più amato nei calici dei winelovers americani.

31 • 07 • 2019
la madia

Di Luca Furzi

 

Come ben sappiamo, l’annata 2014 è stata un’annata particolare, considerata non delle migliori almeno sulla carta.

 

Il bollettino recita: un inverno caldo e piovoso, una primavera mite con poche precipitazioni e un mese di agosto con piogge e temperature notevolmente sotto la media.

 

Proprio per questo i produttori di Brunello hanno avuto vita dura sia sui campi che in cantina per ottenere sempre il solito grande standard qualitativo che per Montalcino è alla base di tutto.

 

Ho assaggiato alcuni Brunelli, alcuni dei miei preferiti, così da potervi raccontare la mia idea di questo millesimo.

 

Ciacci Piccolomini d’Aragona: Al naso frutti di bosco ben maturi, un’elegante nota balsamica e lievemente tostata chiude la parte olfattiva. Al primo sorso note di   sottobosco e frutti a bacca piccola cedono il passo a una bocca morbida e strutturata. Il secondo sorso lascia spazio a ciliegia, tabacco e un ricordo di chiodi di garofano. Una bella acidità e sapidità rendono il vino complesso dove il tannino è ben controllato fine e persistente. 93/100

31 • 07 • 2019
Robert Parker

By Monica Larner

This is my third and last installment of Brunello coverage for the year. On January 31st, I published my earliest-ever report on Brunello di Montalcino; I mention this because the wines are released on January 1st every year, and my deadline to make that issue was under one week later. That’s an impossibly tight turnaround for those first 100 wines tasted and reviewed. You can read those notes and my vintage comments here. One month later, on February 28th which is my usual publish date for this report, I posted the remaining 173 notes based on samples that had been collected by the Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. That second grouping of wines can be accessed here.

This smaller grouping of 45 reviews includes the wines that I did not previously have access to as well those estates who opt to release their new vintages a bit later than their peers. There are a few exciting older vintages thrown in here for good measure. Because I’ve already published my impressions of the vintage, I’m going to use this space for a little photo essay with shots from my tasting trip in Montalcino this past spring, just as the first signs of bud break started to appear in the vineyards.

Tasting Tour of Montalcino, Day 3

My last visit on this trip to Montalcino was with cycling, wine and Jack Russell-enthusiast Paolo Bianchini of Ciacci Piccolomini d’Aragona. His delightful children Alex and Ester joined us. Both work at the estate, in logistics and public relations, respectively. Paolo is co-owner of the estate with his sister Lucia.

We tasted through the new releases, but because many of those wines were already published in January, I only included a review of the 2017 Rosso di Montalcino here. We toured the historic cellars, and I jumped into an off-roading vehicle with Paolo (and Tappo, of course) to tour the vineyards and the surrounding countryside on a lovely, crisp early-spring afternoon. Tappo spotted a few roe deer looking for growth to munch on in the vineyard and Paolo was very grateful that his barking was enough to frighten them off.

Paolo Bianchini, co-owner of Ciacci Piccolomini d’Aragona, is also a champion cyclist. His property (located beyond the town of Castelnuovo dell’Abate) covers a stunning 220 hectares, of which 55.5 hectares are planted to vines. The vineyards open onto a beautiful panorama of Monte Amiata and the Orcia River Valley.

The Bianchini family story is right out of a fairy tale. Paolo’s father Giuseppe worked as the head farmer for the Countess Elda Ciacci. The countess had become owner of the estate following her marriage to Count Alberto Piccolomini d’Aragona. Without a succession plan in place, the countess left the entire property to her most-trusted employee, Giuseppe. He had proven his worth and earned her trust. She bequeathed the Ciacci Piccolomini d’Aragona Palace and the surrounding lands to him. The Bianchini family produced its first commercial bottles of wine in 1990, but the name of the estate remained unchanged as a symbol of gratitude to the countess, their benefactor.

15 • 07 • 2019
Montalcino news

Il Brunello di Montalcino, annata e Riserva, della Tenuta Greppo di Biondi Santi e il Case Basse di Gianfranco Soldera (sia nella versione Igt che Brunello di Montalcino, ultima annata la 2006) sono tra i vini italiani più ricercati nel mondo in questa prima metà del 2019, secondo l’aggiornamento della classifica di Wine-Searcher, il più grande motore di ricerca di prezzi e quotazioni dei vini, che elabora ogni giorno oltre 1 milione di ricerche su 400.000 etichette diverse. Lo riporta il sito Winenews.it.

Guardando alla classifica dei vini italiani più costosi, invece, al top assoluto c’è il Barolo Le Rocche di Castiglione Falletto di Bruno Giacosa, che viaggia ad un prezzo medio di 1.190 euro, seguito a distanza dal Masseto, a 675 euro, e dal Brunello di Montalcino Riserva Case Basse di Gianfranco Soldera a 662, mentre il Toscana Igt dello stesso produttore recentemente scomparso è ai piedi del podio, con 508 euro in media a bottiglia. Posizione n. 5, invece, per il Brunello di Montalcino Riserva di Biondi Santi, a 497 euro.

Tra i campioni del rapporto qualità-prezzo, secondo Wine-Searcher, c’è il Brunello di Montalcino Pian Rosso di Ciacci Piccolomini d’Aragona (94 punti e 61 euro).

12 • 06 • 2019

Secondo una votazione fra 100 giornalisti internazionali l’impresa di Coppi nella famosa tappa dei 5 colli, la Cuneo-Pinerolo del 10 giugno 1949, rimane il momento più alto nella storia del Giro d’Italia.

Se a Pinerolo ci sei nato, se anche nel 2019 hai respirato l’aria del Giro d’Italia grazie al patron locale, l’imprenditore Elvio Chiatellino a cui ogni tanto viene voglia di “farsi un Giro o, detta alla francese, un Tour”, se sei alla guida di un’associazione che negli anni si è distinta per gli approcci non convenzionali alle degustazioni di vini, ecco che allora nasce “Giro il Calice”.

Ovvero 5 vini da Maglia Rosa per sottolineare con una degustazione sui generis l’omaggio a Fausto Coppi settant’anni dopo quell’impresa.

Nel gremito salone Passet e alla presenza di due illustri ospiti d’onore come il giornalista e scrittore Beppe Conti e il patron locale del grande ciclismo Elvio Chiatellino, la serata ha avuto un avvio emozionante con le immagini che hanno riproposto le gesta eroiche di quella tappa. Quel giorno aveva soli 6 anni Carlo Gremo, presente in sala e commosso nel risentire la lettura de “Il bambino e il campione”, racconto che lui stesso ha scritto ricordando la Cuneo-Pinerolo. Letture che hanno accompagnato i tratti salienti della serata, diventando incantata poesia grazie alla magistrale interpretazione delle ragazze della Laav (Letture ad alta voce).

Poi tutti in sella per la prima tappa, si va sulle alture di Trento, dove Francesco Moser, cresciuto in una famiglia contadina, una volta smessi i panni del ciclista campione, è tornato alla terra e ha creato prima con il fratello e ora anche con figli e nipoti una cantina di assoluta eccellenza nel contesto del Trento Doc, il Maso Warth, che è anche un Museo del Ciclismo e una deliziosa residenza di vacanza.

Note floreali e mielose, frutta secca, poi una piacevole beva cremosa che apre con suadente dolcezza per poi volutamente lasciare spazio a sfumature minerali nel contesto di una freschezza generale: tutto questo è 51,151, mieloso valzer di bollicine. Vino dedicato al suo record dell’ora, è uno spumante Metodo Classico ottenuto da sole uve chardonnay coltivate nell’area di Palù di Giovo in Val di Cembra: una bollicina con la quale i Moser conquistano l’ennesima Maglia Rosa di famiglia grazie a una ricercatezza produttiva che non è frutto solo della qualità delle uve coltivate, ma deriva anche dalle sfumature di una vinificazione che dà spazio a un leggero affinamento in legno prima della rifermentazione (solo il 10% del vino base e comunque in botte grande) e a una lunga sosta sui lieviti di almeno 30 mesi.

Nel frattempo Beppe Conti che a Moser è legato da profonda amicizia e ne ha seguito tutte le imprese come inviato speciale, ci delizia con aneddoti sul campione e sulla storica rivalità con Beppe Saronni, sulla quale ha anche scritto un libro, intitolato “Duello Infinito”.

Se Moser non è mai stato corridore da corse a tappe, al punto da conquistare una sola volta il Giro d’Italia, rimane pur sempre il ciclista italiano con il maggior numero di successi e adesso è anche grande interprete del mondo del vino: più che logica quindi la sua presenza, quasi a prendersi la rivincita a Pinerolo su Beppe Saronni, che invece su quel traguardo si aggiudicò in volata la riedizione del tappone dei 5 Colli nel Giro d’Italia del 1982.

La seconda tappa è invece un omaggio al Rosa del Giro d’Italia: 102 edizioni di Amore Infinito sulle strade di tutta Italia perchè Beppe Conti ci ricorda che “Il Giro è come il Festival di Sanremo, un fenomeno sociale del nostro Paese”. E ripercorrendo la storia di quali siano state le Maglie Rosa più emozionanti, ecco che anche il bicchiere si colora di riflessi e sfumature rosa e l’animo si predispone a vivere un brivido fresco: al naso e al palato, con estrema coerenza, arrivano note leggere, profumate, davvero deliziose. Sono quelle del Five Roses Anniversario di Leone de Castris, negroamaro (80%) e malvasia nera (20%) che ci portano in Salento: melone, mango, rosa, anice, sono ben più di un richiamo alla voglia di estate, cantata anche dai Negramaro nel brano che accompagna la degustazione.

Quale altro rosato potevamo accostare alla Maglia Rosa se non quello considerato da anni il più famoso d’Italia, il primo rosè ad essere stato imbottigliato nel nostro Paese già nel 1943 da “Don Pierino” per gli Alleati Americani, vino che poi è diventato talmente celeberrimo da aver contribuito in maniera determinante alla crescita dell’azienda salentina, divenuta oggi una delle più note cantine italiane nel mondo e non solo più per i vini rosati grazie ai quali aveva conquistato la fama.

A proposito di Rosa Elvio Chiatellino ne approfitta per ribadire che ad Armstrong e Contador lui restituisce le vittorie perchè “conta il verdetto ottenuto sul campo e se ci addentriamo nei discorsi sul doping non ne veniamo più fuori, anche perchè come valutare allora tutti quei grandi che hanno vinto prima che venisse introdotto l’antidoping, a cominciare da Anquetil che rifiutò sempre ogni controllo?

Terza tappa con “Il primo dei più grandi”, così si intitola il libro dedicato da Beppe Conti a Fausto Coppi. E’ il momento tanto atteso del Timorasso Fausto, il vino proclamato pochi giorni fa dalla rivista americana Forbes “miglior bianco d’Italia”. E’ il momento dell’emozione più forte, perchè quel vino lo produce Francesco Bellocchio che di Fausto Coppi ne è il nipote, essendo figlio di Marina Coppi a cui ha voluto dedicare il nome della cantina.

Un “bianco autoctono con l’anima di un rosso, che ricorda le donne di Botero per l’elegante opulenza” così lo descrive Gianni Mura su Repubblica.

Terreni calcarei ricchi di fossili – non per nulla l’era geologica definita Tortoniana trae il nome proprio da queste colline e il paese limitrofo a Castellania, il paese di Coppi, si chiama S. Agata Fossili; un vitigno, seppur raro e poco noto, fra i più importanti che il Piemonte possa vantare; una attenzione quasi maniacale alle tecniche colturali (praticamente in regime bio); una scelta ben precisa di vinificazione che avviene esclusivamente in acciaio, con una sosta di 9 mesi sulle fecce e poi ben 18 mesi in bottiglia, che è il “miglior contenitore per mantenere integre le caratteristiche di un prodotto quando è ancora vivace” dice Bellocchio.

Le note agrumate, i profumi di fiori bianchi, ben presto lasciano campo alle complessità minerali, a sentori di idrocarburi riconducibili solo ad alcuni grandi vini bianchi stranieri come i Riesling o i Pouilly Fumè. Il palato è una trama fitta, c’è struttura, calore, lunghezza, ma soprattutto eleganza, morbidezza, inaspettate in un bianco che non tocca il legno.

Un vino e una storia che ci fanno pensare che il dna del campionissimo sia ben presente anche nel nipote, che con la medesima caparbietà e determinazione del nonno ha saputo raggiungere il successo seppure in un settore completamente diverso. Un vino che ci fa dire di nuovo “un uomo solo al comando” e che non deve il prestigio al nome a cui è legato, quasi come se Francesco Bellocchio a un certo punto della sua vita avesse voluto dimostrare al mondo di non essere solo “il nipote di”, con la sua coraggiosa scelta ad inizio anni Duemila di lasciare la comoda vita della grande città (Milano) e del lavoro in ufficio per dare vita a un progetto solo suo e della moglie Anna.

Fa tutto praticamente da solo, dal lavoro nei vigneti alla cantina, “perchè non sono fatto per stare dietro a una scrivania”, mi dice scendendo dal trattore su cui l’ho trovato quando qualche giorno fa sono andato a trovarlo in cantina per ritirare le bottiglie della serata.

Paradosso vuole che malgrado il successo del Timorasso la produzione principale nel Tortonese resti quella dei vini rossi, in primis la barbera e anche Vigne Marina Coppi si adegua al contesto, pur con una produzione complessiva davvero artigianale, solo 25.000 bottiglie fra bianchi e rossi, numeri da serata classica di Viva il Vino!

A parlare di Fausto Coppi ciclista e uomo non basterebbe una serata, quindi aldilà di qualche aneddoto l’occasione è invece propizia per un divertente siparietto fra i due ospiti, perchè se per Beppe Conti il primo dei più grandi è appunto il campionissimo, per Elvio Chiatellino in cima alla classifica ci sta invece Eddy Merckx. Ognuno difende coi denti la propria idea, “ne discuto da sempre con l’amico Beppe” dice Chiatellino, che alla fine però ammette: “Il mio maestro è lui“.

E d’altronde i dualismi da sempre hanno dato vivacità al mondo del ciclismo, ma non solo, perchè anche gli appassionati di vino non scherzano quando si tratta di mettersi a discutere sulla classifica dei più grandi.

Ecco perchè la quarta e la quinta tappa sono state proposte in parallelo, con la degustazione – questa volta alla cieca – dei due vini rossi protagonisti del più classico fra i dualismi italiani in tema di vino: Barolo e Brunello, Piemonte e Toscana.

E la platea nel voto per alzata di mano si divide, ma poi come spesso succede nelle nostre serate la vittoria va al vino fuori Regione e quindi in questo caso a “Bartali”, che stacca (non certo però di 12 minuti) “Coppi”, arrivando primo sul traguardo di Pinerolo.

Chissà cosa avrebbero detto i due principali protagonisti di quella tappa, Bartali e Coppi, quel giorno, a sapere che 70 anni dopo si sarebbero “ritrovati” a rivivere la sfida nel salone del Veloce Club  che nel 1949 vide l’organizzazione della Cuneo-Pinerolo, indossando questa volta i panni di due vini?

Con le loro personalità così diverse è quasi automatico pensare che Bartali, il toscanaccio  verace, possa essere un Brunello di Montalcino, mentre il più riservato e austero piemontese Coppi faccia pensare al Barolo. Sarà pura suggestione (o follia), ma è quanto poi abbiamo davvero riscontrato nel bicchiere: entrambi vini eleganti, entrambi vini di gran classe, ma più aperto, più diretto, più piacione il “Bartali”, mentre più bisognoso di tempo, più austero, più vino understement il “Coppi”.

Nei panni di Bartali c’era il Brunello di Ciacci Piccolomini d’Aragona, magistrale interprete della zona a sud-est di Montalcino, quella di Castelnuovo dell’Abate, a poche centinaia di metri dall’incantevole Abbazia di Sant’Antimo.

Qui le temperature più elevate, meno piogge, terreni più aridi, viti più rustiche, contribuiscono ad ottenere un Brunello più robusto, più caldo e quindi anche più pronto rispetto a quelli delle altre zone. Lo stile è quello classico: vinificazione in vasche di acciaio e cemento, maturazione di almeno 24 mesi in botti da 20 hl a 75 hl e infine 8 mesi in bottiglia.

Il Brunello di Paolo Bianchini e di sua sorella Lucia è quello che si può definire semplicemente un grande vino: profumi intensi non solo di marasca, ma anche di tabacco e caffè, in bocca è estremamente caldo e morbido, mentre la freschezza e i tannini in evoluzione che comunque ci sono, sanno stare al loro posto senza prevaricazione. La scia finale mentolata aumenta la voglia di sorsi successivi e in un amen il Brunello svanisce dal bicchiere: peccato!

Paolo Bianchini al ciclismo è legato da una passione pari a quella del vino, ha corso da dilettante arrivando a un passo dal professionismo, ora ha creato un team che fra le altre cose non si perde un’edizione della Eroica di Montalcino, in cantina ha dato vita a un Museo del Ciclismo di grande valore, con bici, cimeli e maglie storiche di grandi campioni del passato, molti dei quali sono anche grandi amici, come per esempio proprio Francesco Moser. Ha dato vita al progetto Brunello Bike, che prevede non solo la visita al Museo, ma anche una visita della cantina con annessa degustazione e anche un’area riservata con doccia e servizi, a disposizione di tutti gli appassionati che vanno a pedalare sulle polverose strade della Eroica di Montalcino.

Chi meglio del suo vino poteva quindi interpretare Bartali?

Coppi invece lo abbiamo fatto fare al Barolo Lecinquevigne di Damilano, intanto perchè il Barolo è indubbiamente il Coppi dei Vini italiani e poi perchè i Damilano, nota famiglia di imprenditori piemontesi, proprietari di una delle più storiche e famose cantine di La Morra, da quest’anno sono diventati anche sponsor ufficiale del Giro d’Italia attraverso l’acqua minerale Valmora, acqua ufficiale del Giro.

Lecinquevigne è frutto di vigneti collocati in 5 diversi comuni della denominazione e non ha quindi le caratteristiche di un singolo cru (a differenza degli altri Barolo dei Damilano), ma è un ottimo testimonial dell’intero terroir di Langa, di cui segue la tradizione con una vinificazione in acciaio e una maturazione di due anni in botti grandi, con un successivo affinamento di un anno in bottiglia.

Il risultato è quello che ci si aspetta dal più nobile dei vini italiani: eleganza nei profumi, dove le note di viola si intercalano con i più evoluti sentori di cuoio e tabacco, un sapore avvolgente con gusto lungo e persistente, ma con una freschezza e un tannino che se da una parte ci garantiranno un vino ancora più straordinario lasciandolo ad aprirsi nel bicchiere o meglio ancora a riposare per ancora qualche anno in cantina, nell’istante invece lo rendono più austero del Brunello.

Alla fine la liason fra ciclismo e vino è stata tutt’altro che forzata, il commento sui social di Valeria, una delle partecipanti, ci rinfranca: “Bella serata. Vini di altissimo livello, storie di uomini che a loro modo hanno fatto la storia ed emozioni di uomini e donne che la storia la vogliono ricordare e vivere sempre”.

E mentre si esce, con l’ultima lettura tratta da “Giuro che non avrò più fame” di Aldo Cazzullo e poi sulle note degli Stadio con “E mi alzo sui pedali” dedicate al Pirata Marco Pantani, approfittando della mezza promessa di Elvio Chiatellino: “Magari un Giro mi viene ancora voglia di farlo”, viene anche a me da fare una mezza promessa: magari un altro Giro di Calice mi viene ancora di pensarlo!

Qui la FOTOGALLERY della serata a cura di Dario Costantino, fotografo de L’ECO DEL CHISONE, media partner dell’evento e importante apportatore di contenuti e idee attraverso il capo-redattore sportivo Aldo Peinetti, altro grande appassionato ed esperto di ciclismo

27 • 05 • 2019
Montalcino news

Sono stati circa 1.500 i partecipanti ad Eroica Montalcino, un numero importante con una “robusta” presenza straniera e i 4 continenti tutti rappresentati. L’arrivo, in Piazza del Popolo, con i ciclisti in riserva di energia ma dal volto soddisfatto, è stata un’immagine che sintetizza bene lo spirito di questo evento: sudore, fatica, passione, amicizia, bellezza. Non contano i tempi, non c’è una classifica, c’è solo la voglia di essere protagonisti di una grande e genuina festa. E il maltempo di ieri, con pioggia e fango, ha reso bene l’idea del gusto dell’impresa.

Tutta Montalcino è stata coinvolta e anche per la nostra cittadina è stata una vetrina importante: centro storico addobbato a festa, vetrine a tema (a proposito il concorso è stato vinto dall’enoteca “Vino al Vino” che ha preceduto l’alimentari de “Le Citte” e il negozio “La Sfinge”), ristoranti che hanno messo in mostra la loro creatività con il piatto “Eroico”. E poi i Quartieri, protagonisti della cena del sabato che è stata molto apprezzata, i volontari, gli sponsor montalcinesi, le squadre di Ciacci Piccolomini d’Aragona, Poggio alle Mura (Banfi) e del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, l’entusiasmo dei giovani e quel bellissimo corteo con biciclette e abiti vintage che hanno regalato un bel colpo d’occhio. L’ospite di quest’anno, un grande campione come Damiano Cunego, ha impreziosito ulteriormente questa edizione con il ciclista veronese che ha partecipato al percorso di 46 km, quello legato strettamente al territorio e ai vigneti di Montalcino.

“Eroica è una magia - sottolinea soddisfatto Franco Rossi, vicepresidente di Eroica Italia - che trasforma una brutta giornata di pioggia in una splendida avventura da ricordare per tutta la vita. Anche noi che abbiamo lavorato tanto a questo evento siamo affaticati ma vedere i sorrisi dei ciclisti all’arrivo, nonostante il fango che ne ha coperto i contorni e la fisionomia, ripaga dei tanti sacrifici. Siamo molto felici di questa edizione di Eroica Montalcino”. “Una giornata fantastica”, ha detto l’ideatore de L’Eroica Giancarlo Brocci. Strade bianche, Montalcino, unione e impegno. Oltre alla magia dei ciclisti che prendono alla lettera la filosofia “eroica”. Eroica Montalcino è in salute e ha davanti un futuro roseo.

23 • 05 • 2019
Montalcino news

E il Brunello, ancora una volta, si guadagna i riflettori nazionali. Il 21 maggio, durante la 10° tappa del Giro d’Italia da Ravenna a Modena, su Eurosport i telecronisti hanno fatto riferimento ad un episodio, risalente al 2013. Quell’anno i campionati del mondo di ciclismo si disputarono a Firenze (vinse Rui Costa, Nibali arrivò 4°) e la nazionale belga, piena di campioni come Philippe Gilbert e Greg Van Avermaet, si riunì una sera in un ristorante fiorentino, stappando alcune bottiglie pregiate come il Brunello di Montalcino di Ciacci Piccolomini d’Aragona. Non è la prima volta che la cantina di Paolo e Lucia Bianchini viene menzionata dagli sportivi. L’ultimo esempio arriva dal loro amico Daniele Bennati, che di recente ha svelato la sua passione per il Brunello di Montalcino.

05 • 04 • 2019
Montalcino news

Dalla collaborazione di due famiglie che hanno contribuito a fare la storia del vino, con l’intento di consolidare il felice rapporto commerciale e l’amicizia che si è creata in 15 anni, nasce “385”, un vino creato da Ciacci Piccolomini d’Aragona e Gruppo Meregalli attraverso le loro aziende di produzione, rispettivamente a Montalcino e in Maremma (Tenuta Fertuna), che sarà presentato in anteprima al Vinitaly 2019 negli stand delle due aziende per poi essere messo in commercio dal 1 maggio (60.000 bottiglie).

385 IGT Toscana Rosso è un vino che affonda la radici nello storico Sangiovese, l’uva più rappresentativa della regione, ma con un taglio più moderno grazie alla miscelazione con altre uve prodotte dalle due cantine, Merlot (20%), Ciliegiolo (10%) e Syrah (10%). A collaborare nel progetto, assieme a Alex Bianchini e Paolo Rivella, l’enologo Maurizio Castelli.

Il nome, 385, rappresenta i metri sopra il livello del mare dove ha sede la società, precisamente a Castelnuovo dell’Abate (Montalcino), nel palazzo Vescovile del XVII secolo, indirizzo storico di Ciacci Piccolomini d’Aragona.

26 • 03 • 2019
Montalcino news

Abbiamo già parlato di Long Live Brunello,l’iniziativa di 35 cantine di Montalcino che hanno deciso di unirsi e di valorizzare le vecchie annate, antecedenti alla 2007. L’evento si terrà dal 21 al 23 giugno nel Complesso di Sant’Agostino, negli spazi che accolgono, tra l’altro, anche Benvenuto Brunello. Svelata la line up, sono 35 le aziende che hanno aderito a Long Live Brunello: Argiano, Baricci, Canalicchio di Sopra, Caparzo, Caprili, Casanova di Neri, Castiglion del Bosco, Cerbaiona, Ciacci Piccolomini d’Aragona, Col d’Orcia, Cupano, Gianni Brunelli, Il Marroneto, Il Palazzone, La Fiorita, La Magia, Le Chiuse, Le Potazzine, Le Ragnaie, Mastrojanni, Pian dell’Orino, Pieve Santa Restituta, Podere Le Ripi, Podere Salicutti, Poggio di Sotto, San Filippo, Sanlorenzo, San Polino, Sesti, Siro Pacenti, Stella di Campalto, Tassi, Uccelliera, Val di Suga, Valdicava. Il programma, ancora in fase di definizione, prevede due scenari: i Chiostri di Sant’Agostino, che accoglieranno la cena di gala del 21 giugno e i tasting (riservati a 150 persone) il 21 e il 22 giugno, e la Fondazione Bertarelli, il 23 giugno. Quel giornosi terrà un’asta enoica benefica in collaborazione con la casa d’aste Gelardini & Romani.

 

21 • 03 • 2019
Montalcino news

Il 24 marzo, durante la Festa del Tartufo Marzuolo, nel Castello di San Giovanni d’Asso saranno presentate le nuove divise di “Lady Bike”, la divisione femminile di Orso On Bike nata pochi mesi fa “quasi per caso”, racconta alla Montalcinonews l’ideatrice del progetto, Donatella Meloni. Una quindicina di donne, di Montalcino e Castelnuovo dell’Abate, unite dalla passione per la bicicletta. Meloni, per esempio, ne ricevette una lo scorso anno per il suo compleanno, e da allora ha cominciato a girate il territorio con le sue amiche. “Una sera, a cena, ci siamo chieste: ma perché non facciamo un gruppo di donne? Il giorno dopo l’ho creato su Whatsapp, e l’ho chiamato Lady Bike. Sta piacendo molto, per adesso siamo una quindicina ma contiamo di crescere ancora”. E anche se le bici sono assistite.

Il 17 marzo Lady Bike ha fatto un’escursione a Castiglione della Pescaia, sette giorni dopo toccherà a San Giovanni d’Asso, 35 chilometri intorno alle Crete Senesi (partenza alle ore 9, organizzata da Orso On Bike, aperto a tutti). Poi, nel pomeriggio, ecco la presentazione delle maglie ufficiali, realizzate grazie al contributo di Ciacci Piccolomini d’Aragona, che vanta già un’associazione sportiva dilettantistica, la Asd Ciacci Piccolomini d’Aragona-Brunello Bike.

Ma non è finita qui, perché ad ottobre le ragazze di Lady Bike hanno in mente un’iniziativa benefica nel trentennale della Granfondo del Brunello, mentre il 6 aprile scenderanno a Massa Carrara per consegnare un assegno ad Alex Zanardi e sostenere il progetto O3 (portare tre atleti ai Giochi Paralimpiadi di Tokyo 2020). Paolo Bianchini e Mauro Zanca, proprietario e direttore commerciale di Ciacci Piccolomini d’Aragona, lo scorso anno ci arrivarono in bici, 200 chilometri partendo da Montalcino. “Noi invece credo che ci andremo in furgone”, scherza Meloni.

14 • 03 • 2019
Montalcino news

Dopo le tappe a New York e Montalcino e in attesa di Vinitaly (Verona, 7-10 aprile), tra pochi giorni il Brunello di Montalcino atterra in Germania, più precisamente a Düsseldorf, dove dal 17 al 19 marzo si tiene l’edizione n. 25 di ProWein, fiera internazionale dei vini e liquori il cui accesso è riservato solo agli operatori del settore. Allo stand del Consorzio del Brunello (Padiglione 16 stand F51) ben 41 cantine di Montalcino offriranno i loro nuovi vini in uscita: Brunello di Montalcino 2014, Brunello di Montalcino Riserva 2013, Rosso di Montalcino 2017, Moscadello e Sant’Antimo.

Parallelamente, alcune aziende del Consorzio prenderanno parte al seminario di approfondimento condotto da Christian Eder, che si terrà domenica 17 marzo (ore 14.15) presso lo stand Vinum (Padiglione 14 stand C61). Questo l’elenco delle aziende partecipanti al seminario ed i vini in degustazione: il Brunello di Montalcino Pianrosso 2013 di Ciacci Piccolomini d’Aragona, il Brunello di Montalcino 2014 di Col d’Orcia, il Brunello di Montalcino Riserva 2013 di Donatella Cinelli Colombini, il Brunello di Montalcino Vigna Le Macchiarelle Riserva 2013 di Fanti, il Brunello di Montalcino 2014 de La Magia, il Brunello di Montalcino Riserva 2013 di SassodiSole e il Brunello di Montalcino 2014 di Tenuta Buon Tempo.

Focus: le cantine di Montalcino presenti a ProWein 2019

Argiano, Barbi, Bartoli Giusti Tenuta Comunali, Capanna, Caprili, Casanova di Neri, Castello Romitorio, Castello Tricerchi, Castiglion del Bosco, Cava d’Onice, Ciacci Piccolomini d’Aragona, Col di Lamo, Col d’Orcia, Cortonesi - La Mannella, Donatella Cinelli Colombini, Fanti, Fattoria La Lecciaia, Ferrero, Fornacina, Fossacolle, Il Poggione, La Fiorita, La Magia, La Palazzetta, La Poderina, Lisini, Loacker Corte Pavone, Mastrojanni, Matè, Mocali, Padelletti, Pinino, Podere Le Ripi, Poggio Antico, Ridolfi, SassodiSole, Tenuta Buon Tempo, Uccelliera - Voliero, Ventolaio, Villa I Cipressi, Villa Poggio Salvi.

22 • 02 • 2019
Montalcino news

“Madre Natura non si è trattenuta nel 2014 ed ha creato condizioni di crescita estremamente difficili per i produttori di Montalcino, portando molti a confrontare il 2014 con il diluvio del 2002 (…). Raggiungere buoni risultati è dipeso quasi interamente dai produttori”. Kerin O’Keefe, italian editor del magazine Usa Wine Enthusiast, ha commentato le ultime annate di Brunello in uscita sul mercato, stilando la sua top 10 dei Brunello 2014. Nel podio, con 95 punti, troviamo Baricci, Ciacci Piccolomini d’Aragona e Le Chiuse. “Per mantenere i nostri standard di qualità in anni come questi, selezioniamo attentamente le uve e produciamo solo il nostro classico Brunello, ma non il nostro Brunello Pianrosso o il nostro Brunello Riserva Santa Caterina d’Oro - afferma a Wine Enthusiast Paolo Bianchini, co-proprietario insieme alla sorella Lucia della tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona - la nostra produzione è diminuita del 25-30% nel 2014, ma a causa di tutto il duro lavoro siamo più che soddisfatti dei risultati”.

 

O’Keefe ha messo in fila anche le cinque migliori Riserve 2013: Il Marroneto (98 punti), Gianni Brunelli (96 punti), Fuligni (96 punti), Marchesi Antinori (95 punti) e Donatella Cinelli Colombini (95 punti).

 

Qualche produttore non ha prodotto nessun Brunello 2014, scegliendo di declassarlo a Rosso di Montalcino. Per esempio Biondi Santi, Padelletti e Conti Costanti. “Abbiamo raccolto in ritardo, intorno al 10 ottobre, ma sin dall’inizio - spiega Andrea Costanti - ho deciso di fare meno Brunello e concentrarmi maggiormente sul Rosso di Montalcino che era delicato, elegante e aveva un’acidità eccellente. Dopo il secondo anno in legno, ho deciso di non realizzare affatto il Brunello e ho realizzato invece il Vermiglio Rosso di Montalcino. In questi anni difficili, voglio fare un grande vino che possa reggere la storia di Costanti e, a mio parere, nel 2014 non poteva essere il Brunello. Così ho deciso di fare un buon Rosso al posto di un mediocre Brunello. Ovviamente la mia decisione riguarda il mio terroir ed il mio vino, ma il 2014 si esprime al meglio nei vini più giovani “.

 

“Dopo una lunga degustazione dei Brunelli 2014 - sottolinea Kerin O’Keefe - sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla pura eleganza, dalla vivacità e dall’equilibrio delle bottiglie di alcuni dei migliori produttori. Mentre non hanno la struttura ed il potenziale di invecchiamento tipico del Brunello, sono invitanti, fragranti, con aromi e sapori di bacca rossa fresca, viola, rosa ed erbe selvatiche. Hanno acidità vivace e tannini levigati. La maggior parte sono già nella loro finestra ideale di bevibilità, ma i migliori dureranno anche fino a quindici anni”.

 

Focus: la top 10 di Brunello 2014 di Kerin O’Keefe

 

1 - Baricci, 95 punti

 

1 - Ciacci Piccolomini d’Aragona, 95 punti

 

1 - Le Chiuse, 95 punti

 

4 - Le Potazzine, 94 punti

 

4 - Siro Pacenti Vecchie Vigne, 94 punti

 

4 - San Polino Helicrysum, 94 punti

 

7 - Castelgiocondo, 93 punti

 

7 - La Fiorita, 93 punti

 

7 - Banfi Poggio alle Mura, 93 punti

 

7 - San Polo, 93 punti

 

Focus: la top 5 di Brunello Riserva 2013 di Kerin O’Keefe

 

1 - Il Marroneto Madonna delle Grazie, 98 punti

 

2 - Gianni Brunelli, 96 punti

 

2 - Fuligni, 96 punti

 

4 - Marchesi Antinori Vigna Ferrovia, 95 punti

 

4 - Donatella Cinelli Colombini, 95 punti

19 • 02 • 2019
Montalcino news

Benvenuto Brunello si è concluso appena ieri ma ovviamente il mondo del vino non si ferma. E per il nostro Brunello di Montalcino è il momento di ritornare negli States. Winenews.it ha citato le griffe del vino italiano che, insieme alle più prestigiose cantine di tutto il mondo, saranno protagoniste in Usa, con il “Grand Tour” firmato “Wine Spectator” che porterà l’eccellenza del vino mondiale in alcune delle più importanti città degli Stati Uniti, primo mercato al mondo per il vino e primo partner straniero della cantine del Belpaese. Il 27 aprile il “circus” enoico sarà protagonista nella città delle mille luci, Las Vegas, per poi fare tappa a Chicago, il 2 maggio, e chiudere con vista sulle spiagge di Miami, il 10 maggio. In degustazione, oltre 240 etichette valutate almeno 90 punti dalla rivista americana. Tra i produttori di Montalcino ci sono: Allegrini, Altesino, Antinori, Argiano, Castello Banfi, Fattoria dei Barbi, Caparzo, Carpineto, Casanova di Neri, Ciacci Piccolomini d’Aragona, Frescobaldi, Fuligni, La Gerla, Tenuta Luce, Siro Pacenti.

 

05 • 02 • 2019
Montalcino news

Brunello di Montalcino, i punteggi per l’annata 2014 non sono al top. Ma la notizia, tutto sommato, era prevedibile. Molto meglio la 2013, ma anche in questo caso non parliamo di una novità. Monica Larner, corrispondente in Italia per Robert Parker, il guru americano della critica enologica mondiale, creatore di una delle sue pubblicazioni più autorevoli, “The Wine Advocate”, ha pubblicato i suoi punteggi. I migliori li riportiamo qui sotto. Sfiora la perfezione il Brunello di Montalcino Riserva Madonna delle Grazie 2013 (99 punti), per l’annata 2014 il punteggio più alto è 94+ (Altesino Brunello di Montalcino Montosoli 2014). Per quanto riguarda il Rosso di Montalcino spiccano i 94 punti per la 2016 di Poggio di Sotto mentre il “best ranking” del 2017 è 91.

 

Ecco “i migliori assaggi” con i punteggi di Monica Larner.

 

99. Il Marroneto Brunello di Montalcino Riserva Madonna delle Grazie 2013

 

97. Canalicchio di Sopra Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

97. Casanova di Neri Brunello di Montalcino Cerretalto 2013

 

97. Salicutti Brunello di Montalcino Riserva Piaggione SV 2013

 

97. Poggio di Sotto Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

96+. Gianni Brunelli le Chiuse di Sotto Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

96. Mastrojanni Brunello di Montalcino Vigna Schiena d’Asino 2013

 

96. Valdicava Brunello di Montalcino Riserva Madonna del Piano 2013

 

95+. Fuligni Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

95. Castello Banfi Brunello di Montalcino Riserva Poggio alle Mura 2013

 

95. Ciacci Piccolomini d’Aragona Brunello di Montalcino Pianrosso 2013

 

95. Col d’Orcia Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2012

 

95. Fattoria dei Barbi Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

95. Podere le Ripi Brunello di Montalcino Riserva Lupi e Sirene 2013

 

94+. Altesino Brunello di Montalcino Montosoli 2014

 

94. Altesino Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

94. Col d’Orcia Brunello di Montalcino Nastagio 2013

 

94. Donatella Cinelli Colombini Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

94. Il Poggione Brunello di Montalcino 2014

 

94. La Fiorita Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

94. La Poderina Brunello di Montalcino Riserva Poggio Abate 2013

 

94. Marchesi Antinori Brunello di Montalcino Riserva Pian delle Vigne Vignaferrovia 2013

 

94. Renieri Brunello di Montalcino Riserva 2013

 

01 • 02 • 2019
Montalcino news

Alex Zanardi firmerà la piastrella celebrativa di Benvenuto Brunello. Secondo i rumors WineNews sarà il pilota, paraciclista e conduttore tv bolognese, vero eroe contemporaneo e figura di riferimento per lo sport paralimpico, a realizzare la formella da affiggere, come tradizione, alla facciata del palazzo comunale storico di Montalcino, e contenente le stelle assegnate all’ultima annata, la 2018, secondo le valutazioni della Commissione d’Assaggio. Zanardì sarà presente il 16 febbraio, nel pieno della kermesse che chiude la lunga settimana delle Anteprime di Toscana, e tornerà a Montalcino a distanza di un anno.

Era il 5 gennaio 2018 quando visitò la tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona ed espose un progetto legato ad una delle sue associazioni no profit, “Obiettivo 3”, al proprietario Paolo Bianchini, che pochi mesi dopo si fece 200 chilometri in bicicletta da Montalcino a Marina di Massa insieme al responsabile commerciale Mauro Zanca per donare 10.000 euro. Zanardi, a casa Bianchini, scoprì il celebre Museo della Bicicletta, dove sono custodite magliette storiche e bici d’epoca appartenute ai più grandi campioni di questo sport, come Moser, Casagrande, Scarponi, Cipollini, Fondriest, Bitossi, Colnago, e poi degustò il Brunello di Montalcino 2013. Adesso, quando tornerà a Montalcino, avrà una più ampia scelta: potrà assaggiare l’annata 2014, la Riserva 2013, il Rosso 2017, il Moscadello o il Sant’Antimo.

31 • 01 • 2019
Robert Parker

By Monica Larner

Straight and simple, here’s the lowdown on 2014 Brunello di Montalcino. This is an ephemeral vintage that delivers dimmed-down, sometimes stripped-down expressions of Sangiovese. Like your laptop on low battery, this vintage operates at reduced intensity.

In winespeak, a weak vintage such as 2014 can be recast as “elegant” or “finessed.” I’m not going to disagree, because in fact this vintage is indeed both of those things. The aromas are dainty, fragile and graceful. However, they are also faint and scarce when compared to classic, more forthright vintages, such as 2006, 2007, 2009, 2010 and 2013. The mouthfeel and the fruit flavors in 2014 are shorter, thinner and more abrupt compared to those other vintages.

This is a near-term vintage to enjoy in association with easy-drinking or informal occasions. Generally speaking, I do not recommend it for prolonged cellar aging. Most of these wines are immediately accessible upon release.

It’s also a vintage that plays its cards close to its chest. My appellation-wide sample grouping was much smaller this year because many producers opted to skip over the 2014 vintage all together. Others made a Brunello annata using fruit that would otherwise be earmarked for selezione, single-vineyard or riserva wines. I would guess that almost everyone who made 2014 Brunello di Montalcino made less of it. We will see very little, if any, 2014 Brunello di Montalcino Riserva released next year. These are reflections of the lessened confidence producers placed in the vintage.

Andrea Machetti, general manager of Mastrojanni, says he was forced to discard one-third of his harvested fruit: “When a vintage is this difficult, we must rely on our experience and ability to make a wine that meets the high standards of the appellation even if it means making great sacrifices in the vineyard.” Marco Bacci of Renieri made only 6,600 bottles of Brunello in 2014, and he declassified the rest to Rosso di Montalcino. The folks at Argiano made 50,000 fewer bottles of 2014 Brunello di Montalcino compared to an average vintage. Too much unripe or rotted fruit had to be thrown out at the sorting table. Soggy conditions, frequent rains and below-average temperatures delayed the entire growing season.

The farmers of Montalcino are some of the best in Italy. They are abundantly armed with the learned expertise to navigate the challenges of a vintage such as 2014. As Andrea Machetti describes, the key to good winemaking in 2014 was stringent fruit selection. Dropping fruit, or green harvesting, was also fundamental in order to achieve better ripeness in the remaining fruit. Farmers summoned the sheer courage needed to severely reduce yields and bottle production. A refrain often heard in Montalcino is that 2014 was bad on many levels, but it was especially bad on the bottom line.

My biggest criticism of 2014 Brunello di Montalcino has less to do with the quality of the wines than the high price points associated with them. This was an expensive vintage to make, and Brunello is an expensive (I would argue overpriced) wine to begin with. In good faith, I cannot recommend your average $80 bottle of Brunello over a $25 bottle of Rosso di Montalcino. In fact, the current 2016 and 2017 vintages of Rosso di Montalcino are nothing to sneeze at. The 2016 vintage is excellent with bright intensity, streamlined elegance and generous texture. I scored a few 2016 Rosso di Montalcinos a point or two higher than their corresponding 2014 Brunello di Montalcinos. This is one of the most delightful Rosso di Montalcino vintages I have ever tasted. The 2016 vintage is shaping up to be epic.

Alternatively, I would recommend a $120 bottle of 2013 Brunello di Montalcino Riserva also hitting the market now. The 2013 vintage is firm, tight and ready for the long haul. If you are looking to buy bottles to lay down in your cellar, you’ll discover quite a few gems in this excellent group of 2013 riservas.

As readers may recall, expectations were poor in advance of the 2014 Barolo releases last year in Piedmont. That vintage surprised us all because results in the bottle were actually pretty terrific despite the doomsday predictions. Nebbiolo, it would seem, is more elastic in the difficult vintages. Sangiovese is a different animal. When pushed beyond its comfort zone, the finicky grape falls flat. The most positive attributes of 2014 Brunello di Montalcino fall squarely on the intelligence and ingenuity of the farmers who nudged their fruit to ripeness despite the odds they faced. The scores you see in this report have been carefully judged to address those extraordinary efforts.

Unless you are buying the brands you love and trust, I would direct readers away from overpriced 2014 Brunello di Montalcino. I would instead enthusiastically recommend 2016 Rosso di Montalcino for near-term consumption and 2013 Brunello di Montalcino Riserva if you want to stock your cellar.

About this Tasting:

This year, I conducted my tasting of these new releases in a different manner. To be more specific, I conducted the tasting in a different place. In advance of our early January deadline to publish notes in our End of January issue, I arranged to send the wines to myself at my address in California (where I celebrated the holidays). By doing so, I am among the first to publish reviews as the wines hit domestic and foreign markets. Plus, I was able to respect the Consorzio del Vino Brunello di Montalcino’s wishes that all official reviews be published after the official January 1st release date set by the appellation.

For the first time in Wine Advocate history, I am able to bring you a sneak peek of 2014 Brunello di Montalcino in the End of January issue that is published before the official Benvenuto Brunello press preview tasting in Montalcino in mid-February. In fact, this first group of reviews should be published exactly when producers present their new vintage in New York at the end of January. Because of the publishing delays associated with our print issue, these reviews in years past have always been published in late February, after the Benvenuto Brunello. Maybe it’s just me, but I am very excited by this improved timeliness to our Brunello publishing schedule. I hope you are too.

I am presenting 100 reviews in the End of January issue (also to be published in the print edition of Issue 241). There will be an additional 130 notes online in our End of February issue.

Because I collected my samples earlier than normal, not all producers felt their wines were ready for review. Some producers skipped over the 2014 vintage altogether and had no wines to submit. Others simply decided not to submit the wines they did make. Among the brands I regularly review, these names are missing from this initial report: Biondi-Santi, Castello Romitorio, Castiglion del Bosco, Cerbaiona (a sample I usually purchase at retail upon release), Giodo, Pian dell’Orino, Pieve Santa Restituta, Salvioni and Stella di Campalto. I’ll be sure to include these in a second group of reviews to go online in early spring along with any other missing names.

I would love to hear back from readers with any special requests or comments regarding this tasting. We have a new comments section on our website, which you can find just below the end of this article (and all other Wine Advocate articles), and I look forward to continuing our conversation there.

08 • 01 • 2019
Bibenda

 

L’antica tenuta dei Ciacci Piccolomini d’Aragona all’estinzione del casato, nel 1985, passò in eredità al fattore Giuseppe Bianchini e alla sua famiglia che ne aveva cura già da generazioni. Da proprietario si impegnò per incrementare la produzione, pur mantenendo alta la qualità per mirare all’esportazione nei mercati del mondo. Oggi alla guida troviamo i suoi figli Paolo e Lucia, affiancati già dai nipoti che operano nelle due le cantine aziendali. In quella storica di Palazzo Ciacci Piccolomini d’Aragona vengono custodite le vecchie annate, nella nuova a Molinello, realizzata proprio da Giuseppe Bianchini, si trovano gli uffici e i locali di vinificazione. Oltre ai grandi Brunello di casa, conquista per piacevolezza e territorialità anche questo Rosso di Montalcino, rubino brillante con striature granato. Profuma di frutta matura e liquirizia, poi geranio e spezie piccanti. Al palato è sintesi perfetta tra muscolarità ed eleganza, sapidità e morbidezza.

Rosso di Montalcino 2016

Rosso Doc - Sangiovese Grosso 100% - € 14 - 4 Grappoli: La Grande Qualità di Bibenda

03 • 01 • 2019
Montalcino news

Il 2018 è stato un anno da incorniciare per il vino italiano a livello di critica mondiale, con la “doppietta” al vertice delle classifiche più attese, quelle che, in qualche modo, spostano il mercato, con il Sassicaia 2015 della Tenuta San Guido al vertice della “Top 100” di “Wine Spectator” ed il Nizza Cipressi 2015 di Chiarlo al n. 1 di quella di “Wine Enthusiast”. Ma al vertice assoluto della qualità, a livello di territorio, c’è sempre Bordeaux, seguito da Montalcino. Almeno a guardare i vini assaggiati nel 2018 e premiati con 100/100, il massimo possibile, dalla stessa “Wine Enthusiast”. Secondo la rivista diretta da Adam Strum (e la cui Italian editor è Kerin O’Keefe), delle 15 “perle” enoiche (sugli oltre 24.000 vini assaggiati nell’anno appena passato), ben 5 sono bordolesi, e tutti grandi nomi che, peraltro, confermano la bontà di un’annata 2015 destinata restare nella storia, ovvero Château Ausone 2015 (Saint-Émilion), Château Cheval Blanc 2015 (Saint-Émilion), Château Lafite Rothschild 2015 (Pauillac), Château Margaux 2015 (Margaux) e Château Pétrus 2015 (Pomerol). L’Italia, riferisce il sito Winenews.it, è rappresentata dal Montalcino, con i 100/100 assegnati al Brunello di Montalcino Riserva 2012 Vigna di Pianrosso Santa Caterina d’Oro di Ciacci Piccolomini d’Aragona, al Brunello di Montalcino Riserva 2012 di Conti Costanti, e al Brunello di Montalcino 2013 de Le Chiuse.

Due territori che, dunque, si confermano in vetta al mondo. La sorpresa, in qualche modo, è l’Austria, con ben 4 etichette premiate, di cui 3 dal Land del Burgenland, ovvero il Zwischen den Seen Trockenbeerenauslese Nummer 8 Muscat Ottonel ed il Zwischen den Seen Trockenbeerenauslese Nummer 4 Scheurebe, entrambi annata 2015 ed entrambi della cantina Kracher, ed il Ruster Ausbruch Auf den Flügeln der Morgenröte Welschriesling 2015 di Heidi Schröck, a cui, dal Sud della Stiria, si aggiunge il Trockenbeerenauslese Sauvignon Blanc 2013 di Sattlerhof.

Del club dei 100 punti, ancora, fanno parte l’Estate Vineyard Bonshaw Block Pinot Noir 2016 di Patricia Green Cellars, dall’Oregon, a conferma della crescita qualitativa di una delle regioni del vino mondiale più dinamiche del mondo, e, dal “Vecchio Mondo”, lo Champagne Cuvée Sir Winston Churchill Brut 2008 di Pol Roger, ed il Porto The Stone Terraces Vintage 2016 di W. & J. Graham’s.

03 • 01 • 2019
Wine News

 

15 i vini “perfetti” assaggiati nel 2018 dalla rivista Usa, con 5 etichette bordolesi, 3 da Montalcino, 4 austriaci e poi Champagne, Oregon e Porto

Il 2018 è stato un anno da incorniciare per il vino italiano a livello di critica mondiale, con la “doppietta” al vertice delle classifiche più attese, quelle che, in qualche modo, spostano il mercato, con il Sassicaia 2015 della Tenuta San Guido al vertice della “Top 100” di “Wine Spectator” ed il Nizza Cipressi 2015 di Chiarlo al n. 1 di quella di “Wine Enthusiast”. Ma al vertice assoluto della qualità, a livello di territorio, c’è sempre Bordeaux, seguito da Montalcino.

Almeno a guardare i vini assaggiati nel 2018 e premiati con 100/100, il massimo possibile, dalla stessa “Wine Enthusiast”. Secondo la rivista diretta da Adam Strum (e la cui italian editor è Kerin O’Keefe), delle 15 “perle” enoiche (sugli oltre 24.000 vini assaggiati nell’anno appena passato), ben 5 sono bordolesi, e tutti grandi nomi che, peraltro, confermano la bontà di un’annata 2015 destinata restare nella storia, ovvero Château Ausone 2015 (Saint-Émilion), Château Cheval Blanc 2015 (Saint-Émilion), Château Lafite Rothschild 2015 (Pauillac), Château Margaux 2015 (Margaux) e Château Pétrus 2015 (Pomerol). L’Italia, come già riportato, è rappresentata dal Montalcino, con i 100/100 assegnati al Brunello di Montalcino Riserva 2012 Vigna di Pianrosso Santa Caterina d’Oro di Ciacci Piccolomini d’Aragona, al Brunello di Montalcino Riserva 2012 di Conti Costanti, e al Brunello di Montalcino 2013 de Le Chiuse.

Due territori che, dunque, si confermano in vetta al mondo. La sorpresa, in qualche modo, è l’Austria, con ben 4 etichette premiate, di cui 3 dal Land del Burgenland, ovvero il Zwischen den Seen Trockenbeerenauslese Nummer 8 Muscat Ottonel ed il Zwischen den Seen Trockenbeerenauslese Nummer 4 Scheurebe, entrambi annata 2015 ed entrambi della cantina Kracher, ed il Ruster Ausbruch Auf den Flügeln der Morgenröte Welschriesling 2015 di Heidi Schröck, a cui, dal Sud della Stiria, si aggiunge il Trockenbeerenauslese Sauvignon Blanc 2013 di Sattlerhof.

Del club dei 100 punti, ancora, fanno parte l’Estate Vineyard Bonshaw Block Pinot Noir 2016 di Patricia Green Cellars, dall’Oregon, a conferma della crescita qualitativa di una delle regioni del vino mondiale più dinamiche del mondo, e, dal “Vecchio Mondo”, lo Champagne Cuvée Sir Winston Churchill Brut 2008 di Pol Roger, ed il Porto The Stone Terraces Vintage 2016 di W. & J. Graham’s.